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Come è fatta davvero Venezia
Febbraio 26, 2026Marguerite Guggenheim nasce a New York nel 1898.
Per tutti diventerà Peggy.
Collezionista, mecenate, figura centrale dell’arte del Novecento.
A Venezia qualcuno la chiamava “l’ultima dogaressa”.
Rimase orfana di padre a quattordici anni: Benjamin Guggenheim morì nel naufragio del Titanic nel 1912. Un evento che segnò profondamente la sua vita.
Negli anni Venti, tra Parigi e Londra, entrò in contatto con l’ambiente delle avanguardie europee. Frequentò artisti e intellettuali, si avvicinò al surrealismo e all’arte astratta. Da appassionata divenne collezionista, poi gallerista. A Londra aprì la galleria Guggenheim Jeune, sostenendo artisti allora poco conosciuti come Kandinsky, Ernst, Pollock.
La prima volta che vide Venezia se ne innamorò.
Diceva:
“Appartengo a Venezia”.
Arrivò in laguna nel 1948, in occasione della Biennale, dove espose la sua collezione nel Padiglione della Grecia. Fu un momento decisivo. Venezia non era più solo una città da visitare: divenne casa.
Nel 1949 acquistò Palazzo Venier dei Leoni, affacciato sul Canal Grande. Un palazzo incompiuto del Settecento, basso e orizzontale, diverso dagli altri. I veneziani lo chiamavano Ca’ Maifinìa, “casa mai finita”.
Prima di lei era stato abitato da un’altra figura fuori dagli schemi: la marchesa Luisa Casati, celebre per la sua vita eccentrica e teatrale.
Peggy trasformò quella dimora in uno spazio aperto all’arte moderna, rendendo Venezia un punto di riferimento internazionale per le avanguardie del Novecento. Oggi quel luogo è il Collezione Peggy Guggenheim.
Ma c’è un dettaglio più intimo che racconta il suo rapporto con la città.
Peggy amava muoversi in gondola. Una gondola privata, con cui attraversava i canali insieme ai suoi inseparabili cagnolini. Non come una turista, ma come una veneziana adottiva che aveva scelto l’acqua come elemento naturale.
Alla sua morte, nel 1979, la gondola è stata donata al Museo Storico Navale di Venezia, dove oggi è esposta. Un oggetto raro, elegante, carico di memoria.
Entrare nel museo e trovarla lì, immobile, fa un certo effetto.
Si può quasi immaginare la sagoma sottile che scivola lungo il Canal Grande, diretta magari verso il Teatro La Fenice, mentre la città si riflette nell’acqua.
Peggy non fu veneziana di nascita.
Ma scelse Venezia come luogo definitivo della sua vita.
E forse è questo che la rende ancora così presente.
Se volete, la prossima volta possiamo cercare insieme le tracce della sua Venezia.




