
Le vere da pozzo di Venezia: come funzionava l’acqua in una città senza sorgenti
Aprile 21, 2026Vivo con un veneziano. E forse non poteva andare diversamente, visto che Venezia è sempre stata una parte importante della mia vita. Per questo, il 25 aprile per me non è un giorno qualsiasi.
In Italia è la Festa della Liberazione, ma a Venezia è soprattutto la festa di San Marco, patrono della città.
E c’è una tradizione che più di tutte la racconta: il “bòcolo” o boccolo.
La mattina del 25 aprile, io e mia figlia aspettiamo il nostro “bòcolo”, un bocciolo di rosa rossa. Facciamo finta di niente, come se fosse un giorno qualsiasi, ma in realtà siamo attente, in attesa che Paolo rientri a casa. Quando finalmente arriva con in mano le rose rosse, Matilde gli corre incontro per abbracciarlo.
È un gesto semplice, ma ogni volta ha lo stesso effetto: ci fa sentire amate, ricordate, importanti.
In tutti questi anni non è mai successo che Paolo si dimenticasse del boccolo. E sinceramente, se accadesse… inizierei a preoccuparmi.
Girare per Venezia in questo giorno è bellissimo.
Si riconoscono subito i veneziani: camminano veloci, con un giornale in mano, cercando quasi di nascondere un boccolo di rosa rossa a stelo lungo appena comprata.
È un gesto discreto, ma diffusissimo. Un piccolo rito che attraversa tutta la città.



Ma da dove nasce questa tradizione?
Ho avuto modo di ascoltare questa storia raccontata dal veneziano scrittore e saggista Alberto Toso Fei, durante un evento a Ca’ Sagredo. E devo dire che il modo in cui la racconta la rende ancora più viva.
La leggenda più conosciuta parla di Maria, chiamata anche Vulcana, figlia del Doge Orso I Partecipazio. Era una ragazza bellissima, con occhi così intensi da darle quel soprannome. E si innamorò, ricambiata, di Tancredi.
Solo che Tancredi non era all’altezza agli occhi del padre: era un cantastorie, uno “spiantato”. E così il Doge proibì ai due di vedersi.
Maria però non si arrese e convinse Tancredi a partire per la guerra, per dimostrare il proprio valore.
Partì al seguito dei paladini di Carlo Magno e in poco tempo diventò un guerriero valoroso, rispettato, temuto dai nemici.
Ma la storia non ha un finale facile.
Dopo mesi senza notizie, un giorno i paladini tornarono a Venezia, tutti… tranne lui.
Fu Orlando a raccontare a Maria la verità: Tancredi era caduto in battaglia.
Prima di morire, però, aveva raccolto un bocciolo di rosa, macchiato del suo sangue, e lo aveva affidato a un compagno perché lo portasse a lei.
Maria prese quella rosa e si ritirò in silenzio nelle sue stanze.
Il mattino dopo venne trovata senza vita, con il bocciolo ancora tra le mani. Era il 25 aprile.
Da allora, a Venezia, in questo giorno gli uomini regalano un bocciolo di rosa rossa alla loro amata.
Un gesto semplice, ma che porta con sé una storia di amore, fedeltà e sacrificio.
IL 25 aprile
In un mondo sempre più tecnologico, è importante per me che tradizioni come questa non vengano dimenticate. Questa in particolare, così semplice e concreta, scalda ancora i cuori e, per un giorno, tutto sembra più rosa.
Se ti trovi a Venezia il 25 aprile, prova a osservare con attenzione.
Magari vedrai qualcuno stringere una rosa rossa tra le mani.
E saprai che dietro a quel gesto c’è molto più di quello che sembra.




